mercoledì 11 marzo 2015

immigrati Bengalesi In italia



Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta della cultura bangladese e del suo popolo. Dopo aver parlato nella prima parte, delle tradizioni e della storia del loro paese (bidesh), questa volta ci concentreremo su come vivono i bangladesi nel nostro Paese (shodesh).
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Scuola di italiano per madri bangladesi
POPOLO DI MIGRANTI. Le migrazioni dal Bangladesh hanno avuto inizio nel Settecento, alternandosi secondo le vicende politiche nazionali. Nel 1947, per esempio, quando il Bangladesh era ancora Pakistan orientale, i forti conflitti tra hindu e musulmani portarono circa 3 milioni di hindu verso l’India e circa 846 mila persone d’inverso nel Bangladesh. Con la guerra d’indipendenza dal Pakistan nel 1971, 10 milioni di bangladesi cercarono rifugio in India. Verso l’Europa la prima grande onda migratoria cominciò nel ’600, come manodopera a basso costo importata nel Regno Unito dalla Compagnia delle Indie Orientali. Questo spiega la massiccia presenza di migranti bangladesi, ancora oggi, nel Regno Unito; al punto che tali immigrati vengono chiamati sia probashi (“abitanti di fuori” – migranti) sia londoni (britannici). Fino al 2003 la migrazione era quasi esclusivamente maschile, per poi subire un lieve incremento nella partecipazione femminile che rimane però al 5%. Oltre il 70% dei probashi è diretto verso i Paesi del Golfo, seguiti dalla Malesia e da Singapore.

http://frontierenews.it/wp-content/uploads/2012/07/Donna-in-strada-per-festeggiare-la-Festa-della-Donna-300x201.jpgDonna in strada per festeggiare la Festa della Donna
BANGLADESI IN ITALIA. In Italia il flusso migratorio dal Bangladesh iniziò negli anni Ottanta, principalmente nell’area romana, dove si registrò negli anni Novanta il primo caso di occupazione di uno stabile (La Pantanella, ex-fabbrica di pasta abbandonata) da parte di cittadini immigrati, a causa della mancanza di luoghi ove dormire. Da quel momento il movimento d’entrata nella nostra nazione non si è più arrestato. Se nel 1990 la sanatoria della “legge Martelli” contava 4.296 permessi di soggiorno per cittadini bangladesi, nel 2003 si registravano 27.356 residenti, sino ad arrivare agli 82.451 d’inizio 2011.
Tolta
 Roma, che è la città con la più alta presenza di bangladesi (il 18,5% della collettività), la regione che segna il numero maggiore di cittadini del Bangladesh è ilVeneto (18.900, il 22,1%) e poi la Lombardia. Il Lazio è al terzo posto con il 20,1% (17.200). Dei residenti globali il 32% è rappresentato dalle donne, e la fascia di età principale è quella dei giovani adulti (18-44 anni) che rappresenta il 71,5% del totale. Gli alunni bangladesi nelle scuole nell’anno scolastico 2010\2011 sono stati 10.500, dei quali 1.556 (il 14,8%) iscritti nelle scuole della Provincia di Roma. La stragrande maggioranza dei probashi è in Italia per lavoro, soprattutto di tipo subordinato; ma è in aumento anche l’imprenditoria: sono al quarto posto fra le collettività immigrate nell’ambito dell’imprenditoria (il 4,3% del totale degli stranieri), in primo luogo nelcommercio. Come rimesse, nel 2010 dall’Italia sono partiti 193 milioni e 500 mila euro verso il Bangladesh; il 27% (52 milioni di euro) solo da Roma.
Queste sono le statistiche per avere un quadro generale di quanti sono e dove vivono i bangladesi in Italia. Ma come vivono da noi?
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Alunna di scuola di lingua bangla
SRONIK: SACRIFICI, LAVORO E UMILIAZIONI. È stato presentato tempo fa in una delle scuole più famose per presenza di alunni stranieri di Roma, la Carlo Pisacane, nel cuore del quartiere bangladese per eccellenza, un saggio curato da Francesco Pompeo intitolato “Pigneto-Banglatown” (Meti edizioni), dove si analizza lo stile di vita dei bangladesi in un quartiere che sembra uno spaccato di Dhaka. Questo saggio esamina bene le dinamiche dellaquotidianità. La prima cosa che emerge, anche dagli studi documentati nell’ultimo rapporto Caritas-Migrantes 2012, è che i cittadini bangladesi che giungono in Italia sono giovani maschi, spesso di formazione e status medio – alto, partiti per elevare il proprio status sociale ed economico, i quali si trovano però davanti una realtà che al contrario li mortifica. Per molti di loro diventare sronik (lavoratore) in Italia è undeclassamento sociale, che riguarda anche la famiglia del lavoratore nel bidesh, dove frequentemente le famiglie sono commercianti, hanno un’attività (kaj) che non ha il medesimo valore di un’attività manuale o subordinata, appannaggio in Bangladesh a gusthi (patri lignaggio di appartenenza di una persona) di infimo livello (F. Pompeo, pag. 78).
In poche parole, lavorare in un call-center, un internet-point, un negozio di frutta, o peggio avere una bancarella ambulante, rappresenta un’onta per la famiglia di provenienza, e per lo stesso probashi in Italia. Infatti, la maggior parte delle famiglie in Bangladesh non viene mai a sapere della reale condizione di vita dei propri parenti nel nostro paese, quale sia esattamente il loro lavoro. Tutti i sacrifici e le umiliazioni patite qui da noi sono segrete a chi rimane in bidesh. A loro arriva solo il flusso di denaro che testimonia l’agiatezza dei migranti lavoratori. Ha dunque senso rimanere in Italia perché pare che in Bangladesh non sia così facile investire le risorse economiche in progetti di autopromozione; da noi invece, se si ha tenacia, volontà e una mente dedita agli affari, lo sronik può migliorare la sua posizione sociale (manifestata simbolicamente dal vestiario) e di riflesso (con la traccia del denaro inviato) elevarla anche in Bangladesh. Aggiungiamo, inoltre, come per arrivare a questi status sociali i probashi spesso siano costretti a vivere in stanze sovraffollate, in posti letti pagati profumatamente ad affittuari bangladesi – questo è un mercato nero senza morale che specula sulle vite dei propri concittadini – o italiani che fanno affari d’oro. Vengono chiamate bachelors’ houses (le case degli scapoli), e capita che alcuni uomini vivano con la famiglia in un quartiere e dormano in questi alveari umani perché là hanno il luogo di lavoro, stanze con anche tre letti a castello e brandine varie tutte pagate singolarmente.
STATUS SOCIALE E POLITICA. Questo è l’universo psicologico ed economico complesso in cui si muovono i bangladesi in Italia. Ovviamente esiste anche una larga percentuale di famiglie felici e benestanti, con avviate attività e case acquistate con il mutuo dove abitano senza coinquilini. Lo status sociale è fondamentale, non solo agli occhi degli italiani – ha una diversa considerazione un venditore di rose per strada, da un cuoco in un ristorante italiano fino ad un imprenditore – ma anche agli occhi della stessa comunità bangladese. Credo si possa affermare che non molte altre comunità migranti in Italia pullulino di capipopolo quanto quella bangladese. Figure che hanno fatto fortuna, ricche, a cui si legano membri diversi della comunità di quartiere, anche e soprattutto per questioni politiche. Come abbiamo spiegato nella prima parte, l’uomo bangladese sente in modo vigoroso le vicende politiche; pertanto in Italia si ricreano le stesse dinamiche e divisioni politiche che animano le lotte di partito nel proprio paese. O si è per l’Awami League (il partito governativo dell’attuale Primo Ministro Sheikh Hasina) o si è per Khaleda Zia (il partito nazionalista d’opposizione), i quali si contendono il potere – anche con passati spargimenti di sangue – dall’indipendenza dal Pakistan. Pure in Italia ci sono partiti, testate giornalistiche, eventi culturali affiliati a queste due opposte fazioni. Se sei amico di uno seguace di un partito difficilmente potrai esserlo anche di qualcuno che milita nel partito opposto.
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Bangla Patshala a Roma (Scuola lingua bengalese per bambini)
LA LINGUA BANGLA, UN’EREDITÀ COMUNE. Fortunatamente non c’è solo la politica ad animare l’orgoglio dei bangladesi. La difesa della propria lingua livella ogni differenza. Ilrispetto per i martiri della nazione, deceduti affinché il bangla fosse la lingua del Bangladesh, è il cuore delle scuole di lingua che si aprono in ogni città italiana: le bangla pathshala o Bangla Academy, nascono con l’intento di preservare la conoscenza della lingua alle nuove generazioni. Bambini nati qui, che alternano l’italiano a scuola la mattina alla propria lingua nei corsi pomeridiani, o fine settimanali, tenuti da madri volenterose. L’alfabeto bangladese deriva dall’alfabeto Brahmi ed ha 11 vocali (che mutano se seguono una consonante) e 27 consonanti.

LA MUSICA NEL SANGUE. Ai bambini viene insegnate anche la danza e la musica tradizionale. Sì, perché la musica è veramente nel sangue di questa gente: sembra quasi che ogni donna in cuor suo sogni di essere una famosa cantante, e tutte intonano canzoni suonando l’harmonium (strumento a tastiera alimentato dall’aria prodotta da un mantice, suonato con una mano che pigia i tasti e con l’altra che contrare il mantice), mentre agli uomini si riservano le percussioni (tabla).
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Donna suona l'harmonium e un uomo le tabla durante una festa hindu
Potreste essere stupiti dal trovarvi davanti donne con mole notevole tirar fuori voci esili come usignoli. È sufficiente andare ad un qualsiasi festival – il più famoso è il Boishakh Mela che celebra il Capodanno bangladese (Pôhela Boishakh) che cade il 14 Aprile – per assistere alle esibizioni delle artiste del luogo e alle danze coloratissime dei bambini. Segno inequivocabile di quanto sia importante la conservazione delle proprie tradizioni culturali. Altri festival più piccoli (il Boishakh Mela dura solitamente una settimana) ma sempre colorati – queste feste sono un’occasione per le donne di sfoggiare gli abiti più belli, i saree acquistati nei giorni precedenti – sono il Falgun (la Festa della Primavera che coincide con il 13 Febbraio) e la pitha-mela (la Festa delle torte). Tra quelle religiose c’è l’Eid, la festa per la fine del Ramadhan.

Shaheed Minar a Roma

CULTURA BANGLADESE, UNA TRADIZIONE DA CONSERVARE. Ancora riguardo alla conservazione delle tradizioni, che nella maggior parte dei casi equivale, per le comunità migranti, ad una riproduzione in terra d’immigrazione delle abitudini della terra d’origine, va ricordato come a Roma sia stato donato qualche anno fa uno spazio verde dove erigere una copia in scala minore del Monumento ai Martiri(Shaheed Minar), presso cui vengono deposti i fiori dalla comunità nella notte del 20 Febbraio.
I bangladesi sono rinomati giocatori dicricket, come tutta l’area indo-pakistana e srilankese che ha subito l’influenza delcolonialismo britannico. Attraverso lo sport i ragazzi cercano una via di rivalsa alla loro condizione di vita in Italia, ed è successo che squadre di cricket formate da ragazzi giovanissimi siano arrivate a competere ad alti livelli (per poi scontrarsi con la burocrazia dei tesseramenti). Solo a Roma vanno citate tre importanti squadre: ilBangla Boys Cricket Club, il Rome Bangladesh Cricket Club e il Piazza Vittorio Cricket Club.
I matrimoni avvengono invece quasi esclusivamente in patria, qui è impossibile sostenere economicamente il costo di un matrimonio che dura quattro giorni e sfami tutta la cerchia di amici e parenti dello sposo e della sposa. Del resto, un matrimonio povero sarebbe un’onta insopportabile per la coppia e le loro famiglie. Molto meglio prendere dei giorni di ferie e andare a sposarsi in Bangladesh.
La comunità bangladese è a prevalenza musulmana ed hindu (con un numero minore di buddhisti e cristiani). La differenza è riscontrabile solo dalle donne: le musulmane hanno iniziato ad indossare il velo classico islamico (hijab), laddove in anni passati lasciavano scoperto il capo per velare unicamente i capelli in modo leggero con lo scialle dell’abito (ulna), mentre le donne hindu, se sposate, hanno un tratto rosso all’attaccatura dei capelli nel centro della fronte. In Italia sono molte le moschee e i centri islamici gestiti da imam bangladesi, a volte in garage, dove si insegna anche l’arabo ai bambini (iqro).
Nel campo del lavoro abbiamo già detto come questo popolo sia forte nella rivendita al dettaglio di generi alimentari e nei servizi (phone center, internet point). Mentre le donne, che negli anni addietro rimanevano per lo più in casa senza imparare mai l’italiano, ora si integrano molto meglio, ed è in aumento positivo il numero di donne bangladesi attive nel sociale, come mediatrici culturali.
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Bambina truccata per Falgun
IMPARIAMO IL BANGLA. Per concludere, un po’ di terminologia. La frase che sentirete maggiormente in una conservazione bangladese è thik ache (nelle due pronunce thik accè o thik assè) che vuol dire “Sei d’accordo?” o “Sono d’accordo”: provate ad ascoltare una telefonata qualsiasi di un bangladese per strada e ne avrete la riprova. “Uomo” si dicemanush, mentre “donna” si dice mohila, sebbene stranamente le donne non amino sentirsi chiamare in questo modo: tra di loro si chiamano bhabi, che equivale alla nostra “cognata”, indica una parentela più affettiva e simbolica che reale (ma un estraneo non può rivolgersi in questo modo ad una donna bangladese). Ammu è la madre e abbu il padre; i bambini vengono affettuosamente chiamati babu. Il complimento ad una donna va dal sempliceshundor (bella) sino al massimo della bellezza che è fatafati: un complimento del genere fa sgranare gli occhi a qualsiasi donna bangladese, così come i complimenti ai loro abiti a cui tengono molto e sono parte integrante della loro vanità.
Anche questa parte non può essere esaustiva. Deve terminare qui. L’intento non è enciclopedico né ha la presunzione di essere un saggio. È solo un tentativo di avvicinare ciò che sembra lontano, incomprensibile. La sfida della multiculturalità, delle moderne frontiere, è quella non di rendere un tutto omogeneo ed amorfo, ma mantenere l’alterità per renderla prossima a noi quanto più possibile. Conoscere gli altri è una ricchezza sia per noi quanto per loro. E aiuta a vincere i pregiudizi.

Quando ci si accosta al parco un bangladese che vuole venderci una rosa, o un lavavetri al semaforo, è sufficiente un no ed un sorriso, senza scortesia. E pensiamo che con una nostra moneta lui magari riesce a far studiare i figli o comprare i medicinali ai suoi genitori nel suo paese. Questo non è qualunquismo, ma una delle dinamiche che regolano i rapporti tra i Paesi dalle economie avanzate a quelli che rientrano tra le economie povere. A Dhaka ci sono bambini minorenni che lavorano nelle fornaci del vetro e dei mattoni quasi 24 ore al giorno per avere come paga poche monete che sfamano tutta la famiglia. Magari uno di questi bambini è il figlio di chi vi sta vendendo una rosa. Pensiamoci.

giovedì 19 febbraio 2015

comunicato e invito

Comunicato e invito
Alla Giornata Internazionale della Lingua Madre
Presso “Giardino dei Poveri”, Via Casal Bertone 1
Con il Patrocinio Unesco in Italia

1° appuntamento: Venerdì  20 febbraio 2015 ore 23:00

   2° appuntamento: Sabato 21 febbraio 2015, 0re 12.00

Nel simbolico scenario ricostruito del Shaheed Minar, una struttura di ferro provvista di pedana rappresentante il monumento nazionale di Dhâkâ, un monumento realizzato per commemorare i martiri del movimento per la conservazione della lingua madre del 1952 (Shaheed significa martire), si invita la cittadinanza tutta a partecipare venerdì 20 febbraio 2015 ad un importante momento commemorativo. Allo scoccare della mezzanotte infatti verranno ricordati tutti i caduti, studenti ed attivisti politici, uccisi per mano della Polizia Pakistana perché colpevoli di chiedere per la loro lingua, il Bengalese, uguali diritti rispetto all’Urdu.
La mezzanotte rappresenterà anche l’inizio della Giornata Internazionale della Lingua Madre che venne istituita dall’UNESCO nel 1999 con la firma di 199 paesi tra cui l’Italia per esprimere la necessità di una politica linguistica mondiale basata sul dialogo tra culture, sul multilinguismo e sulla tutela delle lingue minoritarie. Delle oltre 6700 lingue parlate nel mondo più di 200 si sono estinte nelle ultime tre generazioni mentre altre 2500 rischiano di scomparire a breve. A seguito del preoccupante fenomeno della sparizione delle lingue nasce l’ esigenza di proteggere l’insieme delle lingue mondiali, perché ogni lingua rappresenta il più potente strumento di conservazione del patrimonio materiale e immateriale di ogni cultura.
Quest'anno, per la prima volta, la Giornata Internazionale della Lingua Madre è stata organizzata dalle donne in modo tale da collegare questo importante evento al Progetto, sostenuto e realizzato con il contributo della Regione Lazio, per l'autonomia  delle donne, in particolar modo quelle provenienti dal Subcontinente  Asiatico (Bangladesh, India e Pakistan).
Vi invitiamo dunque a partecipare numerosi affinché possa essere data visibilità e sostegno a queste due importanti iniziative.
Inoltre la Vostra partecipazione Vi permetterà di vedere ancora una volta come la comunità bengalese, insieme ad altre comunità presenti a Roma, non solo intende celebrare nella Capitale il ricordo dei Caduti per la conservazione della Lingua Madre, ma anche la convivenza pacifica tra i popoli e le culture che coabitano all'interno della società italiana.
E’ importante ricordare come anche quest’anno, per la seconda volta, la commemorazione per i caduti del 1952 e la Giornata Internazionale della Lingua Madre vedano come cornice un giardino di Roma recuperato dal degrado. Si tratta del giardino soprannominato “Il Giardino dei Poveri” sito in via Casal Bertone 1, nelle vicinanze di Via Ettore Fieramosca.
L'Associazione Dhuumcatu Onlus nome della comunità immigrata e dei diversi  Vi invita dunque a partecipare numerosi a questa importante manifestazione socio-culturale nonché intende ricordarvi un altro appuntamento, anche questo di fondamentale importanza.








II Appuntamento
21 febbraio 2015
Sabato



Ore 12.00       Formazione alle mamme: come trattare i figli           utilizzando la pratica dei disegni, delle poesie e della scrittura.

Ore 14.00      Pranzo distribuito gratuitamente a tutti i partecipanti
Ore.15.00      Assemblea preparativi in vista dell' 8 Marzo


2° Seminario  “Empowerment delle donne del subcontinente indiano

Il progetto Fraternità: promozione di nuove frontiere per l’integrazione sociale, realizzato con il  contributo della Regione Lazio, intende fornire alle donne provenienti dal subcontinente indiano tutti quegli strumenti necessari affinché sia possibile rendersi indipendenti e muoversi liberamente all’interno del territorio della Regione Lazio.
Il progetto prevede la formazione di più gruppi, esclusivamente femminili, all’interno dei quali verranno svolte molteplici attività, dall’insegnamento informale della lingua e della cultura italiana alla prime nozioni di informatica. Ci saranno anche dei gruppi nei quali le donne potranno imparare piccoli mestieri artigianali (cucito, make-up, cucina, disegno) grazie ai quali emanciparsi economicamente o aiutare la propria famiglia.
L’Associazione Dhuumcatu, insieme alle sue collaboratrici, si occuperà anche di far conoscere, spiegare e guidare le donne durante un percorso di conoscenza di tutti quei servizi (sanitari, lavorativi, scolastici e sociali) presenti sul territorio regionale.
Durante gli incontri, che avranno una cadenza settimanale, si potrà discutere anche di eventuali problematiche riscontrate dalle donne durante la loro quotidianità. Per esempio verrà mostrato loro come iscrivere on-line il proprio figlio a scuola, verrà spiegato come prenotare una prestazione medica attraverso il servizio telefonico del CUP, o quali sono i numeri da chiamare in caso di emergenza.
Sono previsti anche dei gruppi all’interno dei quali le donne potranno scambiarsi esperienze di vita, conoscenze e molte altre informazioni grazie anche alla partecipazione di donne provenienti da altre regioni del mondo che parleranno del loro vissuto, in particolar della loro integrazione nel mondo lavorativo italiano poiché esiste un disinteresse da parte delle donne del subcontinente indiano a inserirsi in un contesto lavorativo subordinato  che non faccia capo ad uno dei  membri della propria famiglia.
Lo scopo del Progetto è quello di favorire l’integrazione delle donne migliorando la loro vita sociale e dare loro la capacità di organizzarsi in spazi autogestiti. Per questo motivo, durante gli incontri, verranno date anche informazioni inerenti alle strutture più importanti del territorio regionale (Municipio, Arci, Caritas, Asl, Associazioni culturali e centri sociali, solo per citarne alcune).

L’Associazione Dhuumcatu Onlus è lieta dunque di invitarvi a partecipare all'Assemblea del 21 febbraio  per preparare il Secondo Seminario che si terrà  Domenica 08-‘03-2015 alle ore 15.00 presso il Campetto Casalbertone ( Giardino dei Poveri) a Roma
Vi aspettiamo numerosi

Per qualsiasi informazione potete rivolgerVi a:
Associazione Dhuumcatu Via Casilina, 525 – 00177 Roma
Tel/Fax: 06.4465152 -  Website: www.dhuumcatu.org  -

domenica 8 febbraio 2015

Relazione del 07-02-2015 “Fraternità: promozione di nuove frontiere per l’integrazione sociale”,

Nell’ambito del Progetto Fraternità: promozione di nuove frontiere per l’integrazione sociale”, realizzato con il contributo della Regione Lazio, si è svolto sabato 07/02/2015 dalle ore 10:00 alle ore 13:00 presso la Ex Sala dei Consiglieri del  V municipio, il Primo Seminario sulla promozione e lo sviluppo dell’indipendenza e dell’autonomia delle donne provenienti dal subcontinente asiatico – in particolar modo dal Bangladesh, India e Pakistan -.
Il seminario, curato e realizzato dall’Associazione Dhuumcatu Onlus, ha avuto come fine primo quello di far conoscere alle future utenti le numerose iniziative che prenderanno forma durante l’intera durata del progetto. Questo primo incontro ha inoltre gettato le prime basi di una conoscenza tra le donne partecipanti e gli organizzatori del Progetto che sicuramente diventerà poi sempre maggiore.
Durante l’incontro, al quale hanno partecipato molte donne appartenenti del Sud Asiatica,  soprattutto alla comunità bengalese, si sono susseguiti diversi interventi da parte dei collaboratori che, dopo una breve presentazione personale, hanno illustrato le modalità attraverso le quali il Progetto intende portare avanti le diverse tipologie di attività che coinvolgeranno le donne, dalla formazione di gruppi autogestiti nei quali quest’ultime potranno imparare piccole forme di arti e mestieri a quelli pensati specificatamente al raggiungimento di una loro maggiore autonomia, sia essa puramente personale, che sociale e lavorativa.
Le molte donne presenti al Seminario, alcune delle quali venute con i figli anche molto piccoli, non sono state solo ascoltatrici silenziose ma, al contrario, hanno partecipato attivamente alla discussione prendendo la parola e raccontando piccoli pezzi della loro vita, piccoli aneddoti o situazioni che si sono trovate a vivere una volta arrivate in Italia.
Parlando della loro quotidianità si sono fatte promotrici anche di alcune iniziative che potrebbero essere inserite nel Progetto.
L’incontro si è poi concluso con l’intervento del Presidente dell’Associazione Dhuumcatu Onlus il quale ha sottolineato l’importanza del significato di questo Progetto e ha inoltre ricordato gli appuntamenti per i prossimi due Seminari le cui date saranno sabato 21/02/2015 e domenica 08/03/2015.
Date queste molto importanti perché coincidono con due eventi di assoluta rilevanza: la Giornata Internazionale della Lingua Madre e la Festa della Donna.

Sperando che questi due futuri incontri possano vedere una partecipazione sempre maggiore da parte delle donne del Subcontinente Indiano, l’Associazione Dhuumcatu ringrazia ancora tutti i partecipanti al Primo Seminario e ricorda che per qualsiasi informazione potete rivolgervi a:

Associazione Dhuumcatu
Via Casilina 525, 00177 Roma
Tel/fax: 06.4465142
Website: www.dhuumcatu.org
e-mail: dhuumcatu@yahoo.it


venerdì 23 gennaio 2015

Primo Seminario Empowerment delle donne del Subcontinente Indiano


Primo Seminario
Empowerment delle donne del Subcontinente Indiano
Sabato 7 febbraio 2015, ore 09:00
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In occasione dell’avvio del Progetto realizzato con il contributo della Regione Lazio “Fraternità: promozione di nuove frontiere per l’integrazione sociale”, l’Associazione Dhuumcatu Onlus è lieta di invitarVi al “Primo Seminario: Empowerment delle donne del Subcontinente Indiano” che si terrà sabato 07/02/2015 presso la Ex Sala dei Consiglieri del V Municipio, Piazza della Marranella, 1 – 00177 Roma, dalle ore 10:00 alle ore 14:00.
L’evento, gratuito e aperto a chiunque fosse interessato, intende presentare le attività previste dal Progetto “Fraternità: promozione di nuove frontiere per l’integrazione sociale” nonché essere un utile momento di aggregazione, conoscenza, incontro e confronto con quelli che saranno i principali destinatari del Progetto, le donne del Subcontinente Indiano (Bangladesh, India, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, ecc.) che vivono nel Lazio.
Durante il Seminario si discuterà soprattutto delle modalità attraverso le quali il Progetto intende aiutare le donne ad avere una maggiore autonomia e indipendenza grazie alla formazione di gruppi ai quali saranno forniti tutti gli strumenti necessari per conoscere meglio la realtà sociale, lavorativa, sanitaria, ecc. in cui si muovono quotidianamente.

 
Sperando in una Vostra gradita presenza, l’Associazione Dhuumcatu resta a disposizione per ogni ulteriore informazione.


প্রিয় সাথী বন্ধুগণ অতিব আনন্দের সাথে জানানো যাচ্ছে যে,  Regione Lazio  কতৃক অনুমদিত ভারতীয় উপমহাদেশের (বাংলাদেশ, ইন্ডিয়া, পাকিস্থান, নেপাল, শ্রীলংকা প্রভৃতি)ইতালীতে বসবাসরত মহিলাদের কর্ম, তথ্য, প্রযুক্তি ইতালীয়ান ভাষাগত বিষয়ে স্ব-নির্ভর করার জন্য তথ্যভিত্তিক সেমিনার আমনি স্ববান্ধবে আমন্ত্রিত।  তারিখ-০৭-০২-২০১৫,  শনিবার- সকাল ৯টায়  পিয়াচ্ছা দেল্লা মারানেল্লার কমুনের হল Piazza della Marranella-1 , Torpignattara, Roma আলোচনার সেমিনারের বিষয় বস্তু-- ইতালীয়ান ভাষা শিক্ষা......, আইন তথ্য ভিত্তিক….., তথ্য প্রযুক্তি…., অন লাইন, নারী অধিকার...BZ¨vw`

sabato 10 gennaio 2015

Truffa Expo Milan-2015

Al rispettabile Ambasciatore
Ambasciata Italiana
Dhaka- Bangladesh
Epc. Ministero dell’istruzione, Ministero delle finanze e economiche , Ministero degli Affari ed Esteri , Comune di Milano, Camera di Commercio di Milano, EXPO Milano-2015
Oggetto: Una chiarimento del EXPO MILAN-2015
Vorrei segnalarvi un sito,http://www.nmentbd.com/ticket_information.html dove istituzioni della Repubblica Italiana stanno in collaborazione, Partner ecc
Il fatto che dal Bangaldesh abbiamo ricevuto diversi comunicazione che suddetto sito e i loro proprietario iniziato a vendere i biglietti per EXPO MILANO 2015.
La vendita dei biglietti non è nostro argomento. I cittadini del Bangladesh hanno creduto che se comprano un biglietto loro facilmente ricevono un Visto per entrare in Italia.
Pertanto vorrei una chiarimento del fatto.
Grazie infiniti per la Vostra attenzione.
Distinti Saluti
Ass.Dhuumcatu
Nure Alam Siddique ( Bachcu)

The respectable Ambassador
Italian Embassy
Dhaka- Bangladesh
EPC. Ministry of Education, Ministry of Finance and Economic, Milan City Council, Chamber of Commerce of Milan, Milan-EXPO 2015
Subject: A clarification of MILAN EXPO-2015
I would like to tell you a site,http://www.nmentbd.com/ticket_information.htmlwhere the institutions of the Italian Republic are in partnership, partners etc.
The fact that we have received several communications from Bangaldesh, that site and their owner began selling tickets for EXPO MILANO 2015.
Ticket sales is not our subject. The citizens of Bangladesh believed that if they buy a ticket they easily can get a visa to enter in Italy.
Therefore I would like a clarification of the fact.
Thanks for your attention endless.
With Best Regards
Ass.Dhuumcatu
Nure Alam Siddique (Bachcu)
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  • Bachcu Dhuumcatu অামাদের অফিসে বাংলাদেশ থেকে প্রচুর টেলিফোন আসতেছে, জানতে চাচ্ছে
    EXPO Milano-2015
    .যে টিকেট বিক্রী হচ্ছে সেটা খরিদ করলে ইতালীয়ান ভিসা পাওয়া যাবে কি না ?
    29 min · Mi piace · 1
  • Bachcu Dhuumcatu না, ঐ টিকেট খরিদ করলেই অাপনাকে ভিসা দিবে এমন কোন অাইন ইতালী হয় নাই । তাই সাবধান!!!!
    27 min · Mi piace · 1
  • Bachcu Dhuumcatu অামাদের অফিস থেকে মন্ত্রনালয়ে যোগাযোগ করেছি । তাহাদের উত্তর অাগামীতে ছাপিয়ে দিব ।
    25 min · Mi piace · 1
  • Kazi Ratan Ha ha 62 euro= vistò per entrare in Italia veramente pensieri embragente ....