martedì 19 maggio 2009

Il Comune di Roma vende a 20 mila euro Villa Gordiani per il Capodanno Bangla -1416

CONFERENZA STAMPA
Giovedì 21 Maggio 2009 Ore 11.00 in via Casilina 706 a Roma




DENUNCIA

Le comunità promotrici per rispetto del verde e dell’ambiente preferiscono la denuncia penale dell’amministrazioni prima della festa anziché essere denunciati politicamente e socialmente dai cittadini Italiani dopo la festa.

Il Capodanno Bangla 1416 ormai è diventato “Caput-anno Bangla-1416”. La vicenda, purtroppo, sta assumendo toni grotteschi. Comune di Roma e Municipio VI si rimpallano da giorni, irresponsabilmente, le autorizzazioni necessarie allo svolgimento della festa. L’organizzazione aveva chiesto, sin dal primo istante, che fosse concesso l’uso del Parco Centocelle, area ritenuta idonea ad ospitare la manifestazione. Dinnanzi al l diniego del Parco Centocelle, il Comune ha ripiegato, in un primo momento, su Villa De Santis. Abbiamo espresso le nostre perplessità su questa soluzione a causa dell’impatto ambientale della festa: la scorsa edizione dell’evento ha ospitato oltre 50 mila presenze. Ob torto collo, abbiamo accettato Villa De Santis come luogo di svolgimento del Capodanno e posticipato la manifestazione alla settimana successiva. In data 14 maggio l’ennesimo colpo di scena, il Comune ci comunica telefonicamente l’intenzione di non autorizzare la manifestazione a Villa De Santis a causa dell’informale disaccordo del Municipio VI alla concessione dell’area. Sabato 15 maggio la vicenda si complica ulteriormente, con comunicazione scritta, il Comune di Roma smentisce se stesso, negando Villa De Santis, e proponendo Villa Gordiani, a patto che la richiesta venga formalizzata entro il 20-05-2009 e dietro il salato pagamento di un’ assicurazione di euro 20.000. Premesso che abbiamo pagato già due volte la documentazione tecnica sia per Parco Centocelle sia per Villa De Santis, pur essendo disponibili a sostenere ulteriori spese, ci chiediamo quanti balzelli saremo costretti a sostenere per l’organizzazione della festa? A quanto ammonta il prezzo da sostenere per il riconoscimento della cultura d’origine? Quale tecnico entro 3 giorni emette una relazione per il giardino, per gli stand e per l’impianto acustico? Comune e Municipio forse dimenticano che la procedura per l’ottenimento di permessi necessita di 60 giorni?
E’ evidente che si tratta di un sotterfugio, l’ennesima trappola amministrativa che culminerà con il sequestro degli allestimenti. C’è, poi, la seconda furbesca imboscata che l’amministrazione vuole orchestrare ai danni dei migranti. Villa Gordiani, come sanno bene gli Onorevoli Alemanno e Palmieri entrambi in gioventù esponenti del movimento ambientalista, è il polmone verde di quel pezzo di città, per questo motivo l’Associazione ha deciso nel 2003 che l’area non sarebbe stata più utilizzata per ospitare i festeggiamenti del nobo borsho.
Tale atteggiamento da parte dell’amministrazione, diviene ancor meno comprensibile dinnanzi alla scelte operata dagli enti locali degli altri paesi europei in cui viene organizzato il Boishakhi Mela. Mentre in Italia, Comune di Roma e Municipio cercano con ogni mezzo di ostacolare lo svolgimento della festa, in Inghilterra non solo gli enti locali sono partner istituzionali della festa, ma la ritengono un’importante attrazione turista per la città.
Che cosa accadrebbe se svolgessimo la festa dentro Villa Gordiani? Abbiamo fatto alcuni rudimentali calcoli: dal 23 al 31 Maggio '09, nell'arco di 9 giorni, parteciperanno 60 mila persone, ovvero il parco sarà attraversato da 120 mila passi. Se 120 mila piedi percorrono nel giardino un tragitto di soli 500 mt, ogni metro quadro sarà calpestato da 1000 piedi. In totale, possiamo prevedere 120.000.000 di passi dentro l’area verde. Se I'estensione del giardino sarà al massimo 200x200 mt, in totale 40.000 mq, suddividendo per 120.000.000, si avrà come risultato che ogni metro quadro di verde sarà calpestato da 3 mila piedi. La domanda ai nostri rappresentanti così attenti alla natura è doverosa: se un metro quadro verrà calpestato da 3 mila piedi, che cosa rimarrà dell'erba?
Ringraziandovi anticipatamente per il vostro sostegno, invitiamo, in Via Casilina 706 alle ore 11.00 in data 21 Maggio 2009, i diversi organi di stampa, TV, le associazione antirazziste e le forze politiche ed i rappresentanti istituzionali che difendono il verde ed i diritti della popolazione immigrata.

Info: Siddique Nure Alam detto Bachcu, 0644361830, 3398127020

lunedì 11 maggio 2009

BOISHAKHI MELA 1416: ULTIMO RINVIO

A causa della mancate autorizzazioni del Comune di Roma non è stato ancora possibile stipulare i contratti con ACEA e AMA, necessari allo svolgimento della festa, né è stato possibile alle ambasciate rilasciare i visti per l'arrivo degli artisti stranieri. Per questo rinviamo ancora una volta e per l'ultima volta i festeggiamenti del Boishakhi Mela 1416 alla settimana che va dal 23 al 31 Maggio.


Associazione Dhuumcatu, via Bixio 12, Roma
Tel. 0644361830, 3398127020
www.dhuumcatu.org
dhuumcatu@yahoo.it

lunedì 4 maggio 2009

X Edizione del Capodanno Bangla 1416, divieti alla “non italianità”: Il Comune di Roma cancella il dialogo interculturale nella città

Invitiamo gli organi di stampa, le associazioni antirazziste e i rappresentanti delle istituzioni locali alla conferenza stampa che si terrà Mercoledì 6 Maggio, alle ore 12.00 a Roma, in Via Bixio 12 presso la sede dell’Associazione Dhuumcatu. La conferenza, convocata dall’Associazione del Bangladesh, India, Pakistan, Sri Lanka e Cina, insieme ad altre 52 associazioni provinciali della comunità del Bangladesh, vuole denunciare l’ennesimo atto d’indifferenza da parte del Comune di Roma nei confronti dei cittadini migranti che vivono e lavorano nella città. Ancora una volta, l’amministrazione comunale cerca di cancellare le esperienze di dialogo tra le culture che si sono spontaneamente sedimentate nella città durante gli ultimi anni: prima la Festa Intermundia, poi il Durga Purja, passando per la ricorrenza di Eid, adesso l’obiettivo della Giunta Alemanno è il Capodanno Bangla.
Il Capodanno Bangla è una ricorrenza di un calendario antico; da anni le comunità di Bangladesh, India, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, Cina e di altre nazionalità, organizzano insieme questo evento, a cui hanno preso parte migliaia di cittadini romani. Si tratta di una festa che ha un duplice obiettivo: da una parte, insegnare ai bambini, figli di migranti, la cultura tradizionale del paese di provenienza dei propri genitori, dall’altra, far conoscere la ricchezza della cultura sud asiatica alla società italiana.
Questo anno è in preparazione la X Edizione che si svolgerà dal 17 fino al 24 Maggio ’09, con un mese di ritardo a causa del diniego del Comune all’utilizzo dell’area individuata per la festa. La macchina organizzativa è in moto già da tempo: gli artisti locali sono impegnati nelle prove di canto e nelle danze tradizionali, gli ospiti internazionali sono giunti o in procinto di partire per l’Italia. La X Edizione prevede nel calendario delle iniziative momenti di riflessione e dibattito: il 20 maggio sarà dedicato al razzismo, il 23 maggio alle seconde generazioni e il 24 maggio, in chiusura, la festa ospiterà l’assemblea regionale dei migranti.
Il Comune di Roma, però, pur avendo ricevuto sin dal mese di Gennaio la richiesta di concessione del suolo pubblico del Parco Centocelle a Roma, sta cercando di non far festeggiare questa ricorrenza in quanto la festa non è Italiana. Evidentemente per i migranti Roma non deve essere “Città Natale”. Cosa direbbe il nostro Sindaco se a New York venisse vietata una festa della comunità italo-americana?
Al momento inaugurale abbiamo invitato i rappresentanti delle amministrazioni locali a partecipare, in particolare i Presidenti di Regione e Provincia e anche il Sindaco di Roma, pur sapendo che quest’ultimo, chiaramente contrario allo svolgimento dei festeggiamenti, forse non parteciperà.
Le istituzioni dovrebbero, però, ricordarsi di essere di tutti i cittadini, stranieri e non, riteniamo davvero inaccettabile che il Comune cerchi di ostacolare un evento atteso e voluto da migliaia di persone.
Abbiamo, inoltre, esortato il Prefetto di Roma ad intervenire per riesaminare un diniego che è la conseguenza dell’indirizzo politico del Comune. Le scuse in realtà non sono nuove: ufficialmente ci è stato comunicato che il parco è chiuso, tuttavia non è la prima volta che questo avvenimento si verifica. Anche nei due anni precedenti il cancello era chiuso, ma il Prefetto è intervenuto per darci le chiavi, che dopo la festa abbiamo puntualmente restituito. Ci preme ricordare che la manifestazione si è svolta senza alcun problema né di ordine pubblico né di pulizia del giardino.
Il rifiuto dei festeggiamenti da parte del Comune di Roma significa voler provocare disordine pubblico. Il luogo di svolgimento dipenderà dalla risposta del Prefetto, ancora non pervenuta nonostante siamo a ridosso dei festeggiamenti, che si preannunciano con il rischio di momenti di tensione provocati dall’atteggiamento irresponsabile del Comune di Roma. In risposta alla nostra richiesta, la Questura di Roma ha autorizzato i festeggiamenti del Capodanno Bangla-1416 a Villa De Santis. Ringraziamo il Questore per l’autorizzazione concessaci, ma chiediamo ancora una volta al Prefetto di intervenire presso il Comune di Roma per concedere l’uso del Parco Centocelle, più idoneo perché è un’area lontana dalle abitazioni. Il permesso del Questore allo svolgimento della festa presso Villa De Santis non garantisce, tuttavia, l’uso del suolo pubblico. Se il Comune di Roma non dovesse concederci l’uso del Parco Centocelle, faremo la festa a Villa De Santis, cosa farà il Comune durante l’allestimento della festa? Ci auguriamo che, sotto campagna elettorale, non si voglia strumentalizzare politicamente quest’evento, impedendo la Festa sia al Parco di Centocelle che a Villa de Santis.
Chiediamo alle associazione antirazzista, agli amministratori locali, alla Stampa e alle TV di intervenire alla conferenza stampa per sentire le testimonianze dei cittadini migranti dei diversi paesi coinvolti nell’organizzazione e capire l’importanza dell’evento, nonché di tenersi pronti ad intervenire presso il Parco per documentare la discriminazione del Comune di Roma.
Conferenza Stampa
Merc 6 Maggio ‘09
Ore 12.00, via Bixio 12, Roma
Presso Associazione Dhuumcatu

Tel 06 44361830, Fax 06 44703448 e-mail: dhuumcatu@yahoo.it

mercoledì 29 aprile 2009

Venerdì 1° maggio tutti in piazza

Invitiamo tutti i lavoratori, italiani ed immigrati , uniti, a partecipare alla manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori e contro il lavoro nero.

Tutti in piazza della Repubblica a
Roma

Venerdì 1° maggio

alle ore 10.00

Asso. Dhuumcatu via Bixio 12, Roma. http://www.dhuumcatu.org/ dhuumcatu@yahoo.it Tel 0644361830, 3398127020.

giovedì 2 aprile 2009

ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI IMMIGRATI E DELLE IMMIGRATE

“Per riuscire a cambiare realmente le nostre vite in Italia, in
Europa occorre una presa di parola, forte e decisa...
da parte nostra”
Il 15 febbraio scorso un gruppo di cittadini/e immigrati/e si è incontrato a Firenze, un appuntamento pubblico, perché eravamo e siamo convinti che solo a partire da un confronto e da una discussione seria sulla necessità di opporci, con determinazione, all’onda razzista, xenofoba e discriminatoria che il governo ha sapientemente alimentato con i suoi annunci, provvedimenti e decreti, potremo dare un senso alla protesta che giustamente viene da più parti in questo particolare momento. Non abbiamo dubbi che questa linea politica sia la continuazione di quanto posto in essere dai passati governi di centro sinistra e destra, che insieme hanno creduto che andare incontro alle richieste di quella parte della cittadinanza italiana, che si ritiene “doc” e guarda con disprezzo chi è diverso, fosse elettoralisticamente producente.
Questa politica del governo è fatta, anche, per disorientare il resto della popolazione italiana convincendola attraverso un bombardamento mediatico dell’esistenza di un terribile nemico facilmente individuabili tra i cittadini/e immigrati/e e cittadini rom. Abbiamo deciso a Firenze di rivederci a Roma per proseguire il nostro cammino, che parte da lontano: dall’esperienza nell’associazionismo, nei sindacati e anche nel percorso che alcuni di noi ha fatto nel CII (Comitato Immigrati in Italia). Ci siamo dati il compito di proseguire nel coinvolgimento di quella parte della cittadinanza che non ritiene umanamente accettabile il comportamento e le scelte del governo in materia di immigrazione, oltre al maggior numero possibile di immigrati/e.
Noi che, come i milioni di immigrati nel mondo, negli USA e nella fortezza Europa, abbiamo fatto nostro lo slogan: “qui siamo e qui rimaniamo”, siamo convinti che solo una presa di coscienza chiara e decisa potrà ridarci la forza per difendere la nostra dignità ed il ruolo che svolgiamo in questo paese, e crediamo sia giunta l’ora di chiamare gli immigrati/e e gli italiani/e antirazzisti/e a costruire resistenza, ad attrezzarci per difendere i nostri diritti, che sono i diritti di uomini e donne che non si arrendono alla marcia vergognosa di un governo che segrega, fa sparire, e condanna all’incertezza migliaia di persone, un governo che insiste nell'imporre il loro concetto di “italianità”.
La nostra proposta è questa:
incontriamoci, parliamo, discutiamo del nostro futuro, insieme poniamo le basi per costruire la più ampia unità possibile di tutte e tutti gli immigrati/e, senza dimenticare che solo costruendo organizzazione e soggettività riusciremo a contrastare l’invisibilità, la clandestinità e saremo finalmente protagonisti della nostra vita, del nostro futuro, capaci di incidere in ambito sociale, economico e politico e di costruire alleanze e convivenza fraterna con i cittadini italiani.
Riteniamo questo appuntamento, un passaggio decisivo, per decidere in forma assembleare e partecipata, quale organizzazione o soggetto, quali strumenti e quali metodologie usare per attuare le iniziative necessarie per ottenere, come cittadini immigrati, rispetto dei nostri diritti e garanzia di sicurezza e giustizia sociale per noi e per l’intera società, della quale siamo una parte importante.

E´ GIUNTA L’ORA DI AFFERMARE IL PROTAGONISMO SOCIALE E POLITICO
DEGLI IMMIGRATI E DELLE IMMIGRATE

ROMA 5 APRILE 2009

ASSEMBLEA NAZIONALE
Dalle ore 10.00 alle ore 15.00
Via Galileo 57
(Vicinissimo Piazza Vittorio / stazione Termini)


Promuovono:
  • Unione Cittadini Immigrati Roma
  • Movimento Migrantes Y Familiares MFAM
  • Ass. Todo cambia Milano
  • Comitato Immigrati Napoli
  • Ass. Dhuumcatu
  • Lega Albanesi Illiria
  • Ass. Filippini Roma
  • Comitato Immigrati Roma
  • Ass. Sunugal Milano
  • Ass Insieme per la Pace
  • Ass Mosaico Interculturale
  • Federazione Senegalesi della Toscana
  • SdL intercategoriale
  • Ass. FOCSI (Roma)
  • Ass. Bangladesh (Roma)
  • Uai (Como)
  • Centro delle culture (Milano)
  • Ass. Punto di partenza
  • Movimento lotta per la casa (Firenze)
  • Ass. El Mastaba (Firenze)
  • Ass. Arcobaleno (Riccione)
  • Sunugal (Milano)
  • FAT
  • Studio 3R di mediazione
  • Centro delle culture (Firenze)
  • Andres Barreto (Roma)

Vojslao Stojanovrc (resp. Immigrazione PRCTorino); Mohamed Badaoui – ass. interculturale Todo Cambia (Milano)

lunedì 30 marzo 2009

Tor Bella Monaca : Manifestazione contro il razzismo

Comunicato stampa


Le diverse comunità immigrate, insieme alla comunità pakistana, hanno indetto per Domenica 5 Aprile ’09 una manifestazione a Tor Bella Monaca a Roma contro il razzismo e per la sicurezza degli immigrati.





MANIFESTAZIONE

Domenica 5 Aprile ‘09

Ore 17.00, Fermata Cotral, Tor Bella Monaca

Comunicato Stampa


Tor Bella Monaca a Roma è diventata "Tor Brutta Monaca"

Attraverso continue campagne xenofobe, una parte della classe politica italiana, al di là degli schieramenti destra-sinistra, presenta noi stranieri come criminali, terroristi e causa della crisi economica. Le campagne stereotipiche ai danni di stranieri non sono un fenomeno recente: sin dagli anni ‘90 in Italia i marocchini prima, poi gli albanesi e i musulmani sono stati continuamente criminalizzati, come sta avvenendo ora con i rumeni, continuamente accusati di gravi vicende di cronaca addirittura attraverso false testimonianze.
L’avanzamento della “cultura dell’odio” sta provocando un’escalation di gravi episodi di intolleranza ed aggressioni verbali e/o fisiche ai danni di stranieri. L’appello lanciato “a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative” il 2 Febbraio 2009 dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, sottolinea come il susseguirsi di episodi “raccapriccianti e xenofobi” non si possano più considerare fatti isolati, bensì “sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo”.
In questo contesto, il ruolo ricoperto da alcune forze dell’ordine pubblico è stato di lavorare al fianco di quei politici impegnati, a fini propagandistici, a strumentalizzare l’accresciuta presenza degli immigrati in Italia, dimenticando che sono impiegati dello Stato e non dei governi. Spinti dall’ambizione di far carriera e ricevere medaglie, si impegnano soltanto a fermare, legittimamente o meno, quanti più immigrati possibile.
I controlli indiscriminati - il 90 % dei quali sono effettuati da diverse forze dell’ordine, che dovrebbero essere al servizio dello Stato, e non a fini politici - hanno il duplice effetto di far apparire agli occhi dei vicini italiani gli stranieri come dei criminali e legittimare i militanti di PDL/Lega Nord/Forza Nuova ad aggredire gli immigrati.
Occorre denunciare e riflettere sulle continue e recenti aggressioni, che si stanno verificando a Tor Bella Monaca, diventata “Tor Brutta Monaca” - le ultime di questa settimana, fino a ieri taciute, ai danni di un cittadino bengalese e, la più grave, nei confronti di Mohammad Basharat, negoziante pakistano, ridotto in fin di vita - e sull’atteggiamento xenofobo verso gli immigrati, che sta gravemente inasprendo le relazioni sociali nel territorio. Tor Bella Monaca purtroppo non è l’unica area periferica romana dove si susseguono quotidianamente episodi di violenza razzista ai danni di stranieri, che sono ignorati dai mass media e dall’opinione pubblica. Nei giardini di Via Tor Pignattara a Roma e in quelli adiacenti al capolinea della metropolitana B Rebibbia ogni giorno ci sono vittime di razzismo.
A quelle forze politiche, responsabili dell’inasprirsi del clima conflittuale, all’On. La Russa, Ministro della Difesa, chiediamo di impegnarsi per la difesa degli immigrati con un presidio fisso di militari a Tor Bella Monaca, in quanto il Commissariato Casilino Nuovo non è più in grado di gestire la situazione.
La richiesta che avanziamo è quella di cambiare responsabilmente questi atteggiamenti discriminatori e razzisti per favorire la convivenza sociale; rafforzare il controllo di Tor Bella Monaca da parte di P.S, CC, GdiF, visto che il Commissariato Casilino Nuovo col suo operato sta inquinando il suo stesso territorio e sta portando avanti una repressione continua verso i negozianti stranieri, intimorendoli con controlli continui ingiustificati e minacce di sequestro delle loro attività.
Vorremmo capire, rivolgendoci al Dirigente del Commissariato Casilino Nuovo, com’è possibile che da anni nella stessa zona si ripeta lo stesso tipo di violenza contro gli immigrati e se lei è in grado o meno di lavorare per una vera sicurezza in questo quartiere per tutti i cittadini, immigrati e non.
Sappiamo purtroppo che, anche dopo questo comunicato, si continueranno a portare avanti forme di controllo che celano atteggiamenti discriminatori. Ci rivolgiamo quindi, ai compagni ed alle associazioni impegnate in iniziative antirazziste per discutere di una “Roma per tutti e non per i fascisti”.
L’appuntamento fissato è per questa sera alle ore 19.00, via Bixio 12, Roma, presso l’Associazione Dhuumcatu.



Riunione
Lunedì 30 Marzo ‘09
Ore 19.00, via Bixio 12, Roma
Presso Associazione Dhuumcatu

mercoledì 18 marzo 2009

Mentre il governo cerca di aiutare gli italiani ad uscire dalla crisi, le amministrazioni locali cercano di mandare gli immigrati, in crisi

Comunicato Stampa


Il Prefetto di Roma non ha tempo, la Polizia amministrativa e sociale non risponde, ma il commissariato locale chiude l’attività.
L’Associazione Dhuumcatu da diverso tempo riceve segnalazioni da parte di gestori di internet Point di tutta Roma, di sopralluoghi operati da vari corpi delle forze del ordine volti ad invitare i gestori ad ammodernare il locale adeguandolo alle nuove norme, le quali prevedono il doppio bagno, il salotto d’attesa, rampa d’accesso per disabili, etc.Inoltre, i diversi corpi delle forze dell’ordine che svolgono tali sopralluoghi non hanno una linea comune su quali siano i requisiti per essere in linea con la legge numero 155 del 31 luglio 2005 che prevede l’identificazione dei clienti degli internet Point: alcuni invitano i gestori a fotocopiare il documento d’identità del cliente, altri sostengono che basti scrivere nome e cognome su un apposito registro, altri ancora che occorra annotare anche il periodo di validità del suddetto documento, per non parlare di chi ritiene necessaria l’identificazione anche per usare i telefoni; e non manca chi non considera valido a tal fine un passaporto straniero!Per questo chiediamo a chi di dovere di fare chiarezza su cosa si intenda per “identificazione” del cliente, in modo tale da poter permettere ai gestori degli internet Point di operare a tal fine certi di farlo bene. Noi, come associazione di immigrati, pensiamo che sia anche nostro dovere agire contro la criminalità e in conformità alla legge antiterrorismo (che non ha nulla a che vedere con questa repressione verso questi piccoli commercianti) e ribadiamo che secondo noi un vero terrorista non verrebbe mai ad operare in un internet point col rischio di essere rintracciato; sicuramente avrà altri modi di fare i cavoli suoi.Riguardo l’identificazione noi pensiamo che il gestore debba limitarsi a registrare nome, cognome e data di nascita del cliente, anche per non entrare in contrasto con la legge sulla privacy. Il gestore è punibile se non è in grado di fornire i dati per risalire all’identità di un cliente qualora eventualmente questo fosse risultato colpevole di un qualche uso criminale di internet e ricercato dalla legge. Stesso discorso per quanto riguarda i telefoni, per l’uso dei quali riteniamo necessario annotare i dati del cliente qualora si verificassero circostanze che rendessero necessario risalire alle sue generalità in caso di intercettazione. Senza necessità legale dei dati dell’utilizzatore sia di internet che dei telefoni, non riteniamo necessario tutto questo accanimento da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei gestori degli internet Point. D’altronde, come nel caso dell’utilizzo di internet, chi volesse utilizzare iltelefono in maniera criminale può farlo da qualsiasi cabina pubblica.Noi proponiamo senza costringere i gestori con questa repressione, che ha portato in qualche caso a far litigare cliente e gestore, l’uso di telecamere di videosorveglianza per riprendere chi entra e chi esce dai locali. Ovviamente tutto a spese del Ministero degli Interni. Stesso discorso vale per l’ammodernamento dei locali: non si può costringere un gestore di compiere tali modifiche strutturali ai locali, per un ammontare di diverse migliaia di euro, sotto minaccia della chiusura con sigilli del locale. Tali costi (oltre a quelli relativi ai mancati guadagni per il periodo di chiusura per ristrutturazione dei locali) dovrebbero essere coperti da chi richiede obbligatoriamente tali modifiche, ovvero lo Stato. Dopo tutto, la licenza ci è stata data ritenendo i locali adeguati secondo la normativa allora vigente; se il cambio di normativa prevede modifiche costose, queste devono essere pagate da chi ha deciso il cambio di normativa, e non da chicon anni di sacrifici ha aperto una piccola attività. Vista l’indifferenza nei confronti degli immigrati, chiediamo ai mezzi di informazione di intervenire per fare chiarezza sulla questione.
In allegato, la lettera alla quale attendiamo ancora una risposta da parte del Prefetto.
Al Rispettabile Prefetto - Prefettura di Roma
E.p.c.
Rispettabile Questore
Questura di Roma
Rispettabile Dirigente del Commissariato “ Casilino Nuovo”
Oggetto:
Ricorso gerarchico a revocare dell’ordine di chiusura dell’attività Internet Point.
L’Associazione Dhuumcatu sita a Roma in Via Nino Bixio 12, Tel: 06 44361830, Fax: 06 44703448, E-mail: dhuumcatu@yahoo.it, Sito: http://www.dhuumactu.org/,
Vi informa che il Sig……………………., nato a ………………, il ………………………………., è un membro della nostra Organizzazione con riferimento numero° 8160, nonché intestatario dell’attività di “ Internet Point” sita a Roma in Via………………
Il fatto che sottoponiamo alla sua attenzione è avvenuto in data 11-03-2009, giorno in cui egli ha ricevuto una notifica per chiusura dell’attività di Internet Point dal 14/03/2009 fino al 02/04/2009 per un totale di 20 giorni. Nella notifica è anche riportato che per questo locale vi era l’ordine di chiusura per 5 giorni per la stessa violazione del regolamento art. 8 e 9 del T.U.L.P.S. Chiediamo di revocare il decreto di chiusura del suddetto locale per i seguenti motivi:
1. La prima violazione del 21-09-2007 riporta “ da personale del Comm.to Casilino Nuovo, veniva accertata la mancata conservazione con modalità informatiche dei dati anagrafici relativi agli utenti dei servizi telefonici e telematici, nonché l?assenza del previsto registro vidimato per la stampa dei fati registrati”. Sig. Prefetto vorrei informarVi che il Sig………… riceve l’autorizzazione dell’attività di internet Point dopo il 18/09/2007 dal Commissariato …………………… è in data 21/09/2007 ne egli iniziato la sua attività al pubblico, e si conferma anche nel verbale in quanto non ha trovato nessun cliente dentro del negozio. Ancora di valutare quando il sig.....ha ritirato l’autorizzazione perché il Commissariato non ha prodotto i documenti “Vidimato dalla Questura” ? Per mancanza della conoscenza lingua italiana ne capito bisogno di presentare una memoria al divisione Polizia amministrativa e sociale e per mancanza di tale memoria la Questura ha ordinato di chiudere per 5 giorni suddetta attività. Sig………… ha seguito l’ordine della Questura.
2. Per la seconda violazione del 17-12-2008 riporta “ personale del Commissariato di P.S. Casilino Nuovo ha accertato, presso il suddetto esercizio, le violazione appresso indicate, cioè non acquisiva i dati anagrafici né gli estremi e la riproduzione dei documenti di identità degli utilizzatori delle postazione telefoniche e telematiche, presenti numero cabine 7 Phone center e numero 15 PC e continua sempre mancano registro Vidimato” . Riguardo telefoniche egli fornisce tutti i registri cartacei, (documento allegato) ma il responsabile del controllo contesta che i dati non erano riportati su fogli vidimati dalla Questura.
Signor Prefetto, fermo restando che a seguito di provvedimento inpugnabile, il sig........... ha comunque provveduto a dotarsi di quanto richiesto, Le ricordiamo che in qualità di cittadini immigrati pensiamo sia anche nostro dovere lavorare contro ogni tipo di criminalità e terrorismo, ed il Sig……………….. si è sempre impegnato, con la sua piccola conoscenza della lingua italiana, a seguire i comuni regolamenti della Repubblica Italiana.
RigraziandoVi per l’attenzione concessa, Vi preghiamo di annullare questo provvedimento di chiusura, in quanto non risulta che il Sig…… non ha potuto di produrre i dati di uno specifico cliente, ricercati dall’ordine Pubblico quale utilizzato questi apparecchi. Riguardo il PC numero 15 non esiste (dentro questo locale risulta solo 7 PC per i clienti) addirittura dal Ott/Nov/Dec-2008 questo locale non erano collegato con Internet ( documentata ), più verbale del 27/01/2009 accusato per mancanza dei dati del cliente cabina numero 7 Phone center, invece in data 03-03-2009 il Questore di Roma ordina chiusura del locale motivato “mancanza dei dati per cabina numero 6. In tutti e due i verbali è riportato sempre il PC 15 ( rivadiamo ancora PC 8/9/10/11/12/13/14/15 non esiste). Inoltre, in nessuna verbale della P.S risultano i dati dei clienti non registrati per il quale avvenuto questo ordine della chiusura firmato dal direttamente dal Rispettabile Questore di Roma.Vi chiediamo anche di valutare che nel decreto di chiusura si informa che entro 3 giorni della notifica deve chiudere per 20 giorni l’attività, ma nello stesso decreto si da anche la possibilità di ricorre contro questo decreto, entro 30 giorni per presentare ricorso gerarchico al Prefetto o entro 60 giorni al TAR. La chiusura entro 3 giorni ed il ricorso entro 30 giorni sono due procedure che contrastano l’una con l’altra. Proprio il questo motivo Lei prefetto intervenga per revocare il decreto di chiusura del locale. Infine Vi chiediamo di valutare che 20 giorni di chiusura del locale creano un totale disagio per la sopravvivenza della una famiglia immigrata, in un momento di crisi economica, che colpisce sia noi immigrati sia i cittadini Italiani. Se la Questura dopo di questo ricorso si chiude l’attività di internet Point di suddetta Via……………., noi unitamente riservo chiedere risarcimento danno economico al Giudice contro la Questura di Roma.
Distinti saluti
N.B. allegato la copia della licenza rilasciato dalla Questura di Roma, tutti due Verbali e documento di telecomunicazione quale attesta suddetto locale nel mese Ott/Nov/Dec-2008 non erano collegato con internet.