mercoledì 25 novembre 2009

Il match politico della preghiera islamica a Roma: chi segnerà il gol?

Conferenza Stampa

Giovedì 26 NovembreOre 12.30

pressoAssociazione Dhuumcatu
Via Bixio 12, Roma

Il match politico della preghiera islamica a Roma: chi segnerà il gol?

Per i musulmani di tutto il mondo la festa della id al-kabir, che commemora il sacrificio di Abramo, unisce idealmente i credenti al fondamentale pilastro di fede del pellegrinaggio alla Mecca. Nessuno in uno stato laico potrebbe mai aspettarsi che un evento pacifico, che rievoca sacralità e al tempo stesso unione e gioia, possa essere ridicolizzato e trasformato in un pallone usato in una partita tutta politica, giocata da Municipio I e VI, Comune, Provincia, Questura, Prefettura di Roma e Palazzo Quirinale. Di fatto è una partita a “gioco coperto”: le istituzioni in gara fingono di ignorare lo svolgimento della VIII Edizione della preghiera pubblica, che si terrà Venerdì 27 Novembre ’09 dalle 8.00 alle 12.00 a P.za Vittorio e a Villa de Santis. Alle richieste avanzate il 12 Ottobre e il 23 Novembre il Comune di Roma, a seguito della pressione dell’elettorato del Pdl e del Ministro Calderoli, timoroso non risponde, la Provincia si mostra “non competente”, la Questura di Roma attende, la Prefettura disattende, il Palazzo Quirinale sospende l’essere garante, i Municipio I e VI appaiono come piccoli pesci che galleggiano in un mare burrascoso. Ma è un match politico già visto, che ogni anno alterna come risultato autorizzazioni ottenute a templi supplementari, dinieghi al primo tempo, dichiarazioni di contrapposte tifoserie politiche, impegnate in un teso braccio di ferro elettorale. E l’arbitro di questo incontro annuale, la Questura di Roma, quest’anno è “politicamente ammonito” dal Sindaco. E’ una partita pericolosamente senza regole: sono tollerati sbeffeggiamenti alla carta costituzionale, attacchi alla libertà di culto, privazioni dell’accesso dei cittadini allo spazio pubblico, impedimenti al ricorso in tempo al Tribunale, basse manifestazioni di libero arbitrio politico, di discriminazione religiosa e di mal governo. Ma quale sarà il risultato di questa partita giocata inutilmente, dal momento che principi costituzionali e regolamenti comunali stabiliscono che non occorre alcuna autorizzazione per l’esercizio delle manifestazioni religiose? La domanda la rivolgiamo al Prefetto di Roma, al quale chiediamo la convocazione urgente del Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica in data 26 Novembre ’09, ore 17.00 per discutere insieme all’Associazione Dhuumcatu della sicurezza dei musulmani in città, soggetti a continue discriminazioni istituzionali. La rivolgiamo alle diverse associazioni, alle organizzazioni, alle forze politiche, ai sindacati e ai cittadini, ai quali chiediamo di presidiare i due appuntamenti pubblici già fissati per Venerdì 27 Novembre ’09, ore 8.00 a P.za Vittorio e Villa De Santis a Roma, in quanto il Questore di Roma non può garantire il servizio di ordine pubblico per il problema causato dal Sindaco di Roma. La rivolgiamo direttamente agli organi di stampa, ai quali chiediamo di partecipare alla conferenza stampa di giovedì 26 Novembre, ore 12.30 a via Bixio 12, Roma, e invitiamo a documentare le iniziative della preghiera pubblica.

Associazione Dhuumcatu: Tel. 0644361830, Fax. 0644703448, Mobile 3398127020, mail address dhuumcatu@yahoo.it.

giovedì 22 ottobre 2009

Il cibo precario: la sicurezza alimentare in tempi di crisi

Comunicato stampa

IL CIBO PRECARIO: SICUREZZA ALIMENTARE IN TEMPI DI CRISI

Sabato 24 e Domenica 25 Ottobre 2009

ore 10.00 - 18.00

Via Di Tor Cervara (di fronte civico 173)
Il 16 ottobre scorso si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. L’evento si è svolto in tutto il mondo con il tema: “Conseguire la sicurezza alimentare in tempi di crisi”. Per sicurezza alimentare si intende, da parte dei Paesi in via di sviluppo, la possibilità di garantire ai cittadini, in modo costante e generalizzato, acqua ed alimenti per soddisfare il fabbisogno energetico umano che l'organismo necessita per la sopravvivenza. Nei paesi industrializzati, invece, sicurezza alimentare significa prevalentemente igiene alimentare con riferimento alla buona qualità di un cibo o di una bevanda, specialmente sotto il profilo igienico e sanitario.
L’indebolimento del potere d’acquisto dei salari, che ha colpito maggiormente le famiglie a basso reddito, può produrre uno scadimento della qualità dei prodotti alimentari che mette a rischio la crescita equilibrata delle nuove generazioni. Questo rischio è ancora maggiore, nei confronti delle famiglie immigrate, che provenendo da altri contesti, non sono a conoscenza dei valori nutrizionali dei prodotti alimentari locali.
In tal senso, diverse associazioni di immigrati e italiani da sempre impegnate sui temi della sostenibilità dello sviluppo e della tutela dell’ambiente, intendono realizzare la manifestazione “Il cibo precario: la sicurezza alimentare in tempi di crisi”, una serie d’iniziative legate ai temi della sicurezza alimentare.

Il programma delle attività prevede dibattiti, proiezioni, degustazioni di prodotti tipici dell’agro romano, accanto a momenti di informazione verso le famiglie italiane e immigrate sui principi di una corretta educazione alimentare e su stili di vita salute. In occasione della manifestazione, verranno inoltre realizzate attività ludico-ricreative per bambini ed attività sportive. Nel corso della giornata si potrà degustare gratuitamente un piatto “Italimmigrato”.

L’area che si vorrebbe utilizzare per la manifestazione ricade nell’azienda agricola, attualmente in disuso, presso Via di Tor Cervara, di fronte al civico 173. La manifestazione avrà inizio sabato 24 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 18.00 e proseguirà domenica 25 ottobre con il medesimo orario.

Riteniamo, che questa giornata possa essere un importante momento di riflessione sui temi della sicurezza alimentare e invitiamo a tutte/i a partecipare questo evento gastronomico culturale “Italimmigrato”.

Per contatti:
Associazione Dhuumcatu
3396676412 - 3398127020 - 3200380214 - 0644361830 - 062294295

mercoledì 14 ottobre 2009

TUTTI IN PIAZZA !

SABATO 17 OTTOBRE


ORE 14.00


PIAZZA DELLA REPUBBLICA


  • Permesso di soggiorno per tutti
  • Autorizzazione di uscita ed entrata dall'Italia con la ricevuta della richiesta di regolarizzazione
  • Permesso di svolgere un secondo lavoro oltre a quelli di colf-badanti

mercoledì 23 settembre 2009

La sanatoria fallita: presidio permamente a Piazza Esquilino

Invitiamo tutti al presidio di Piazza Esquilino delle ore 18.00 sulle tematiche della sanatoria e che rischia lo sgombero da parte delle forze dell'ordine.

Comunicato Stampa

Come certamente saprete sono in corso le procedure per l’Emersione del lavoro irregolare nelle attività di assistenza e di sostegno alle famiglie, ai sensi della legge 3 Agosto 2009, n. 102, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali. Sino al 16 Settembre, le domande pervenute al portale del Ministero dell’Interno sono al 94.122 - solo il 10% delle lavoratrici e dei lavoratori privi di permesso di soggiorno - un numero indicativo di un meccanismo che sta risultando farraginoso e fallimentare.
Come individuato sin dall’inizio dalle associazioni che operano nel settore, i principali punti di criticità sono i seguenti:

il requisito del reddito, ammontante a 20 mila Euro, nettamente più elevato del reddito italiano medio, stimato secondo l’OCSE a 13 mila. Un secondo problema è legato all’assenza di strumenti da parte del lavoratore di verificare che il datore sia in possesso dei requisiti di reddito. Risultano numerose segnalazioni di datori di lavoro, che per non stipulare il contratto, stiano dichiarando redditi inferiori al proprio lavoratore o falsamente di raggiungere il tetto di reddito richiesto in maniera da far perdurare condizioni di sfruttamento lavorativo;
l’assenza nella norma di uno strumento a tutela del lavoratore che, dinanzi al diniego del datore di lavoro di procedere alla stipula del contratto, voglia ricorrere alla denuncia o all’autocertificazione del rapporto di lavoro ai fini della regolarizzazione;
la tipologia di lavoratori a cui si rivolge l’emersione, unicamente solo al 15% dei lavoratori immigrati, che sono impiegati nel settore dell’assistenza familiare, che di fatto esclude automaticamente tutte le altre tipologie lavorative in cui opera oggi in Italia la manodopera straniera (edilizia, agricoltura, terziario, etc). Oltre al problema della discriminazione delle diverse tipologie di impiego, non può sfuggire la questione legata alle forme contrattuali, delle quali il provvedimento esclude i lavoratori autonomi e parasubordinati.
l’impossibilità per tutte le organizzazioni impegnante nel Terzo settore nell’assistenza familiare (riconciliazioni di rapporti coniugali, mediazione familiare, accompagnamento di minori ad asili e istituti scolastici, etc.) di stipulare il contratto con i propri lavoratori.

Alla luce della gravità della situazione e dello stato di precarietà in cui vivono i migranti, alla costante ricerca di modalità di regolarizzazione che aggirino i requisiti richiesti, si sta verificando un diffuso mercato abusivo, in cui il costo della domanda di sanatoria arriva fino a 7 mila Euro.
Gentile Onorevole, Le chiediamo di attivarsi affinché il governo si impegni quanto prima a correggere la norma, abolendo i requisiti del reddito, estendendo a tutti i settori lavorativi la possibilità dell’emersione e, infine, prorogando i termini di scadenza della presentazione delle domande, al momento fissato al 30 Settembre ’09.

Al fine di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, partirà dal 22 Settembre ’09, con un presidio che si terrà alle ore 18.00 a P.za Esqulino a Roma, una campagna di iniziative e mobilitazioni, alla quale ci auguriamo Lei vorrà aderire.


Roma, 21 Settembre ’09.

Distinti saluti

CII - Comitato Immigrati in Italia
Tel. 0644361830, Fax. 0644703448 Mobile 3398127020, 3479250741

sabato 12 settembre 2009

700 persone per strada. Tra loro anche Babul, il marito di Mary Begum

Conferenza Stampa


Martedì 15 Settembre ‘09

Ore 10.00, Piazza della Repubblica



Dopo lo sgombero di v.le Regina Elena e di via Salaria 971 dormono per strada circa 700 persone, insieme a Babul, il marito di Mary Begum, che martedì brucerà pubblicamente l’ultimo ricordo della sua famiglia.


Gli stabili di v.le Regina Elena e di via Salaria sono stati sgomberati con uno sproporzionato dispiego di forze. Nelle strutture abitavano in tutto quasi mille persone, cittadini stranieri, di cui molti richiedenti asilo, e italiani sotto sfratto, privi di qualsiasi forma di assistenza. Circa 700 persone in poco piu’ di una settimana dormono ora per strada.

Tra loro c’è Babul, il marito di Mary Begum, la donna bangladese morta con il figlio Hasib di 11 anni nel tragico rogo di Via Buonarroti nel gennaio 2007. Dopo essere stato sfrattato da una cosiddetta associazione caritatevole, il marito di Mary viene nuovamente deprivato del diritto alla casa. Babul ha già perso tutto, gli rimangono solo quei pochi ricordi sopravvissuti all’incendio e ai tanti sgomberi. Dopo lo sgombero, Babul ha deciso di bruciare gli ultimi ricordi rimasti, sarà volutamente un atto pubblico che avrà luogo il prossimo 15 settembre, alle ore 10.00 a Piazza della Repubblica.

Le associazioni anti-razziste sosteranno questa iniziativa, invitando ad una conferenza stampa i mezzi d’informazione, i giornali e le televisioni, per discutere del:

1. Mancato intervento delle istituzioni per fronteggiare l’emergenza abitativa

2. La futura destinazione dello stabile di Via Salaria e la durata della permanenza delle famiglie nei centri di accoglienza

3. Una dignitosa sistemazione per il marito di Mary Begum e per suo figlio

4. Rifiuto delle autorizzazioni per lo svolgimento della IX edizione della preghiera musulmana nei giardini di piazza Vittorio e Villa De Santis a Roma

5. Impossibilità per 700 mila immigrati di presentare la domanda di sanatoria, che è solo per colf e badanti

Le più alte cariche dello Stato, in questi giorni hanno lungamente parlato delle Diversità e del contrasto alla xenofobia, che dovrebbero essere un dovere per coloro che ricoprono incarichi pubblici. Il Comune non solo risponde a questo appello sgomberando lo stabile di Regina Elena e dopo Via Salaria, ma arriva a negare la possibilità per la comunità islamica di Roma di potersi ritrovare in occasione della preghiera per la fine del Ramadan, evento religioso che si tiene in città da diversi anni.

E’ forse questo il rispetto delle diversità di cui parlavano le alte cariche dello Stato?


Info: Associazione Dhuumcatu, via Bixio 12, Roma, Tel. 0644361830, Fax. 0644361830 www.dhuumcatu.org

mercoledì 19 agosto 2009

Non è per bontà che il contadino dà dell’erba alla mucca! Anzi il giorno dopo, gli metterà un peso ancora più grande sulle spalle

Nella giornata odierna, l’Associazione Dhuumcatu, si è rivolta al Presidente della Repubblica e al Ministro del Lavoro in merito all’obbligo di bere acqua per i lavoratori agricoli di fede islamica della Provincia di Mantova durante il Ramadan.
Di seguito, il testo della missiva.




All’Onorevole Presidente della Repubblica
All’Onorevole Ministero del Lavoro
Oggetto: lavoratori Islamici

Onorevole Presidente, Onorevole Ministro,
L’Associazione Dhuumcatu, da anni impegnata nel campo dei diritti degli stranieri, Vi chiede un intervento urgente a tutela dei lavoratori islamici, oggetto di una recente campagna mediatica che riteniamo fortemente discriminatoria. Ci duole rilevare che quanto i media nazionali, tra i quali purtroppo anche il servizio pubblico radiotelevisivo, parlando degli stranieri affrontano il tema ricorrendo spesso ad un lessico xenofobo e razzista, ancor più accentuato nel caso in cui si parli di cittadini di religione islamica. Credo che abbiate avuto modo di leggere la recente polemica legata alla proposta dell' Associazioni degli agricoltori della Provincia di Mantova in merito all’obbligo per i lavoratori di bere acqua durante il mese del Ramadan, pena l’interruzione temporanea dell’attività lavorativa, sino a giungere al licenziamento in casa di recidiva. Alle "caritatevoli" associazioni datoriali, si sono accodati i solerti sindacati che sostengono tale misura in ragione della tutela della salute dei lavoratori, che potrebbe essere messa a rischio dalla calura estiva. Sappiamo bene, in realtà, che queste "attenzioni" non hanno come finalità quella di salvaguardare la salute dei lavoratori, al contrario, si configurano come l’ennesimo strumento di pressione dei datori sui lavoratori. In questo contesto, il lavoratore di fede islamica è due volte colpito: una volta per la falsa attenzione nei confronti del suo benessere psico-fisico, l’altra perché obbligato, con un’erronea interpretazione delle religione, a contravvenire ad un precetto. Onorevole Presidente, On. Ministro, siamo consci che durante la stagione della raccolta della frutta, i datori di lavoro non possono dare le ferie ai proprio dipendenti. La soluzione, però, è nella legislazione della Repubblica: un lavoratore può lavorare 40 ore settimanali, in caso si superino le 40 ore senza consenso del lavoratore, si deve parlare di sfruttamento e dunque di una violazione della legge vigente. Del resto, come recita la Costituzione, la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Se i cosiddetti "islamici" lavorano nei campi per 7 gironi alla settimana, l’orario di lavoro non può superare le 6 ore giornaliere, in caso in cui i giorni lavorativi siano 6, le ore giornaliere non arrivano a 7. I lavoratori dell’agricoltura, iniziano, di norma, l’attività alle 5 o alle 6 della mattina, la giornata di lavoro, a norma di legge, dovrebbe terminare alle 11.00 o alle 12.00 della mattina. Nulla a che vedere, dunque, con il Ramadan e l’obbligo di bere acqua durante il lavoro. La colpa di questi lavoratori, che per altro non sono stati minimamente interpellati per sapere ciò che pensano della proposta, è quella di essere di religione islamica, di chiamare il proprio Dio Allah: questo è il loro ignominioso fardello. Quando un qualsiasi cittadino pronuncia la frase "Dio è grande" "God is great" nella propria lingua, nulla accade; al contrario, quando un lavoratore islamico pronuncia in lingua araba la frase "Allah hu akbar", viene, immediatamente, tacciato di fondamentalismo ed fanatismo. Molte religioni, come la cattolica, il sanatan, meglio conosciuto come induismo, il buddismo, l’ebraismo, fanno ricorso durante le celebrazioni alla lingua delle scritture, in modo da mantenere intatta la purezza del Libro. Furibonde polemiche, invece, si scatenano ogni qualvolta che gli islamici vogliono officiare le proprie celebrazioni usando la lingua araba, sino a prefigurare l’obbligo di predicazione in lingua italiana. Qui c’è un nodo fondamentale, il rischio che il principio di laicità dello Stato, così come il principio di libertà religiosa vengano calpestati e cancellati. Non possiamo obbligare un hindu a non suonare il "ghonti" durante le proprie celebrazioni, e sostituirlo con il "tamburello", così come non possiamo obbligare gli hindu ad utilizzare magari il dialetto mantovano in luogo del sanscrito. Nei paesi dai quali molti di noi provengono, è assicurata alle comunità cattoliche, e alle altre confessioni, la piena libertà di culto. A nessun cittadino cristiano verrebbe negata la possibilità di cantar messa in latino o usare l’incenso durante la liturgia. On. Presidente, on. Ministro, ci rivolgiamo a voi per intervenire e scongiurare il rischio di ingiustificate pressione sui lavoratori islamici. Il problema non è certo quello dell’acqua, bensì la dignità e le condizioni dei lavoratori dell’agricoltura, sfruttati e costretti a turni massacranti dall’alba al tramonto. Vorrei concludere questa richiesta con un antico proverbio asiatico : "il contadino dà dell’erba alla mucca non per bontà, anzi il giorno dopo, gli metterà un peso ancora più grande sopra le spalle.". Non vorrei che nella nostra situazione, l’acqua stia al posto dell’erba, ed il lavoratore si trasformi in mucca. Vi auguro buon lavoro e allego alla presente un’altra vicenda in merito alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri. Grazie infinite per la Vostra attenzione. Viva i lavoratori, Viva la laicità della Repubblica italiana.

Il DIO onnipotente, GOD, BHOGOBAN e ALLAH benedica Voi, i 25 milioni di lavoratori e i 60 milioni di cittadini.
Amen, Amin, Om Santi, Hore Krisna
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Al Rispettabile Prefetto di Roma
e p. c.
Al Presidente della Repubblica
Al Ministero degli Interni
Al Ministero del Lavoro
Oggetto: richiesta per un incontro con associazioni settore immigrati



L’associazione Dhuumcatu, sita a Roma in via Nino Bixio 12, tel: 0644361830, fax: 0644703448, e-mail: dhuumcatu@yahoo.it, sito: www.dhuumcatu.org, chiede urgentemente un appuntamento per una delegazione di 20 rappresentanti, di diversi nazionalità di immigrati per aver delucidazioni in merito alle procedure attuative dell’Art. 1/ter della Legge 3 agosto 2009, n. 102 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali".
Tale richiesta scaturisce dalle numerose segnalazioni che si sono pervenute in queste settimane sia dai datori di lavoro sia dai lavoratori. Alla luce dell’imminente apertura delle procedure per l’emersione dei lavoratori irregolari, vi chiediamo di poterci ricevere tra il 20 agosto ed il 25 agosto in modo da fornire tempestive risposte alle richieste pervenuteci.
In tal senso, vi anticipiamo alcuni quesiti oggetto dell’incontro. Partendo dal presupposto che la norma reca il titolo "Dichiarazione di attività di assistenza e di sostegno alle famiglie":





  1. La norma prevede che possano procedere all’emersione, lavoratori, italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero lavoratori extracomunitari che alla data del 30 giugno 2009 risultavano irregolarmente occupati per lavoro domestico o di assistenza. Sino a quale data è possibile risalire per computare i 3 mesi?



  2. Nel caso in cui per un lavoratore vi siano più di un datore, a quale datore spetta l’obbligo di versare i 500 euro previsti per l’avvio della procedura di emersione?



  3. Se un lavoratore riceve un compenso orario di 50 euro, in questo caso saranno sufficienti 12 ore mensili, o sarà obbligatorio un monte orario settimanale?



  4. L’impiego di una baby-sitter o di un autista è considerato lavoro al sostegno delle famiglie?



  5. Se un lavoratore svolge la propria attività a sostegno di un nucleo famigliare in attività al di fuori della mura domestiche può rientrare nella procedura d’emersione?



  6. Un precettore o un istitutore possono rientrare nella procedura d’emersione?



  7. Se un lavoratore che rientra nelle procedure d’emersione, lavorando il minimo sindacale presso una famiglia, ha il diritto di stipulare un ulteriore rapporto di lavoro in altri settori?



  8. Nel caso in cui il datore di lavoro, non voglia procedere alla richiesta d’emersione del lavoratore, quali strumenti avrà il lavoratore per tutelari i propri interessi?



  9. Nel caso in cui il datore voglia procedere all’emersione senza, tuttavia, farsi carico del versamento dei 500 euro, cosa deve fare il lavoratore?



  10. La nostra cooperativa di servizi gestisce tre centri nella città di Roma per il sostegno delle famiglie provenienti dal sud Asia. In particolare, si realizzano attività educative per minori finalizzati all’apprendimento della lingua, della storia, della religione dei paesi di provenienza. In tal senso, abbiamo 11 persone che intervengono come precettori familiari ricevendo un compenso pari al minino sindacale. Alla formazione del salario, partecipano le famiglie. Tali lavoratori possono rientrare nelle procedure d’emersione?



  11. Un maestro privato di danza classica o di musica del paese d’origine può essere considerato un lavoratore a sostegno della famiglia?



  12. Quali sono gli strumenti che il lavoratore ha per verificare che il datore possieda effettivamente il reddito previsto per poter accedere alle procedure d’emersione?



  13. Nel caso di lavoratori che consegnano a fronte di un contributo di 30 euro mensili per la consegna a domicilio di materiale informativo alle famiglie, possono procedere all’emersione? Chi deve essere il titolare della procedura?



  14. Nel caso di lavoratori impegnati in attività di culto sostenute con il contributo delle famiglie, tali lavoratori possono essere considerati di "sostegno alle famiglie". Chi dovrà procedere alla domanda?



  15. La cooperativa annovera 24 operatori per la mediazione familiare, è evidente che tali lavoratori operano a sostegno della famiglia, intervenendo nei momenti di crisi e di difficoltà di un nucleo famigliare. Può la cooperativa presentare domanda per la procedura d’emersione?



  16. In sostanza, se le attività di sostegno alla famiglia, vengono svolte attraverso la mediazione di realtà del terzo settore(coop. sociali, ONLUS, ecc.), chi dovrà farsi carico delle procedure d’emersione

Restando in attesa di un vostro cortese riscontro, vi inviamo distinti saluti.

Siddique Nure Alam

venerdì 7 agosto 2009

Bengalese morto per ictus e un altro in ospedale per un complimento galante


“Sei Bella e per questo il mio sguardo si ferma su di te, è questa la mia colpa ?”
Kazi Nazrul Islam, poeta bangladese


L’Associazione Dhuumcatu convoca urgentemente una riunione a Via Bixio 12 alle ore 18.00 per discutere dell’attuale situazione delle lavoratrici ed dei lavoratori immigrati. Vi informiamo, inoltre, che domani, 07-08-2008 a Piazza Vittorio alle ore 16.00, vi sarà l’ultimo saluto alla salma del sig. Khan Lutfor, Presidente fondatore dell’Associazione del Bangladesh, deceduto per cause naturali a Roma. Cogliamo quest’occasione per denunciare gli ultimi episodi di intolleranza e razzismo che, nell’ultime settimane, hanno colpito la comunità bangladese romana.
Alcuni fatti sono già noti: 10 giorni orsono al quartiere Prenestino, l’ultimo episodio è accaduto proprio ieri a Tor Bella Monaca. Il quotidiano la Repubblica ha liquidato i fatti come una banale lite per un apprezzamento galante ad una ragazza. Noi crediamo che l’ignobile aggressione ai danni di un giovane bangladese, non sia affatto da derubricare come un banale diverbio, al contrario si tratta di un atto di razzismo nei confronti di un immigrato. Un cortese e garbato complimento non può essere la causa scatenante di tanta ferocia. Il poeta bangladese Nazrul scriveva “Sei Bella e per questo il mio sguardo si ferma su di te, è questa la mia colpa ?”

Nell’ultimo periodo, la stampa italiana ha cercato di far passare le numerose aggressioni ai danni di cittadini stranieri come semplici diverbi. Troppo spesso abbiamo letto che queste “banali liti” sono dovute ad incomprensioni per il parcheggio, per il condominio o per un complimento. Noi, al contrario, crediamo che questa lunga serie di fatti di cronaca siano manifestazioni lampanti del clima di intolleranza e di xenofobia che serpeggia nel paese, spesso alimentato dalle forze politiche.

Accanto al razzismo quotidiano, c’è, purtroppo, da rilevare quello istituzionale.
Ci risulta - fonte è lo stesso portavoce dell’Associazione Dhuumcatu – che il VI Municipio si sia rifiutato di autenticare la firma di un cittadino immigrato proprio in virtù del suo essere straniero (firma poi autenticata nel III Municipio). Un comportamento discriminatorio ed inaccettabile per un’istituzione sul cui territorio risiedono, lavorano e studiano migliaia di cittadini stranieri.
La Polizia Municipale strappa e porta via materiali da un Internet Point, in assenza di verbale, perché si tratta di immigrati.
A ordinare questa azione è il Presidente del VI Municipio?
Il fatto è avvenuto circa una 20 giorni fa, intorno al 12 luglio del 2009, verso le diciotto. La Polizia Municipale fa irruzione nel locale di via Amedeo Cencelli 45, lo stesso che lo scorso anno era stato distrutto da aggressori razzisti. Un cittadino del Bangladesh sta sistemando diversi oggetti nel locale, quando gli agenti domandano: “Che ca....o stai facendo?”. “Ripulendo”, risponde l’uomo. “E il telefono funziona?”, chiedono ancora gli agenti. “Non c’è linea”, spiega l’uomo, perché la linea ancora non è stata attivata. Uno degli agenti entra in una cabina, verifica che la linea effettivamente ancora non c’è e chiede, sprezzante: “E allora perché questo negozio sta aperto?”. il ragazzo del Bangladesh, intimorito, risponde: “Signore, io sto solo sistemando il locale”, ma “Ca....o” è l’unica risposta che riceve dagli agenti. Intanto, un altro degli agenti si avvia verso l’uscita del negozio e vede le insegne sul muro interno del locale. Ne stacca una e la porta via, e ne strappa un’altra minacciando: “Se vi vedo ancora aperti, butto tutto, hai capito?”. Il ragazzo del Bangladesh è terrorizzato.
Ma di quali delitti si sono resi colpevoli, i cittadini del Bangladesh, in questo paese?
I gruppi razzisti li hanno presi di mira, nel VI municipio i vigili urbani fanno a pezzi i loro negozi nel silenzio (o col consenso?) dell’amministrazione, il I Municipio ha lasciato carta bianca agli agenti per malmenare i venditori ambulanti (soltanto negli ultimi mesi, nel centro storico sono state ricoverate più di dieci persone, per fratture e percosse, in seguito agli attacchi di alcuni Vigili Urbani del Primo Municipio, senza che per questo sia stata aperta alcuna indagine).
Dopo aver ricevuto numerose segnalazioni di attacchi razzisti nel locale di via Amedeo Cencelli, la nostra Cooperativa, La Dhuumcatu, è subentrata nella gestione del locale ed è intervenuta nella sua sistemazione, presentando tra l’altro richiesta alla Questura, per la licenza, ed al Ministero della Comunicazione per l’autorizzazione all’apertura, nel locale, di un Internet Point e di uno sportello legale rivolto ai cittadini del quartiere, sia immigrati che italiani.
I fatti del 12 luglio sono venuti a nostra conoscenza solamente il 18 luglio, quando l’amministratore della nostra Cooperativa, visionato il locale per accertare che la situazione tecnica ed i materiali ne consentissero finalmente l’apertura, si è reso conto che mancava l’insegna strappata dall’agente e ha chiesto spiegazioni al ragazzo del Bangladesh. Il ragazzo ha raccontato la sua storia, ha raccontato di essere stato insultato (“Neanche ho capito se mi dicevano stronzo o straniero”), ha raccontato che gli agenti, per ben due volte, gli si sono piantati a un paio di centimetri dal volto, faccia a faccia, con aria minacciosa.
L’Associazione Dhuumcatu risponde allora a questa sfida, a quanto sembra lanciata dal Presidente razzista del VI Municipio e dai suoi uomini: da oggi siamo presenti in questo locale, ventiquattro ore al giorno, e vi aspettiamo per rispondere alla vostra domanda e spiegarvi “che ca....o stiamo facendo qui”. La nostra è una sfida aperta all’atteggiamento razzista del VI Municipio, dei politici e dei Vigili Urbani, che già durante il Capodanno Bangla del 1416 hanno preso di mira la comunità del Bangladesh, contribuendo di fatto a preparare il terreno ad un raid durante i festeggiamenti di Villa Gordiani, e che adesso continuano ad attaccarci con le aggressioni dei Vigili.
Il ragazzo che ha subito l’aggressione dei Vigili, il 12 luglio, è in grado di riconoscere i colpevoli dei fatti. Per questo motivo, chiediamo a stampa e TV di diffondere questa notizia e di informare che in data 20 Agosto il call center di via Cencelli sarà inaugurato e che richiediamo il risarcimento dei danni economici subiti, le dimissioni del presidente del VI Municipio, qualora non decida di far luce sugli avvenimenti del 12 luglio, e le scuse pubbliche alla comunità del Bangladesh da parte del comandante Giuliano, che in più occasioni ha difeso l’operato dei Vigili Urbani, affermando (gennaio 2008) che “questi immigrati devono tornare nel loro paese”.
Per ulteriori informazioni:
Associazione Dhuumcatu
via Bixio 12
telefono: 06-44361830,
cellulare: 339 8127020
sito internet: www.dhuumcatu.org.